Paolo Roversi torna in libreria con Piemme con un nuovo capolavoro, completamente inedito, che riporta in scena Lorenzo Visconti, protagonista di una serie nata più di dieci anni fa e diventata negli anni un vero e proprio caso editoriale, conquistando migliaia di lettori.
Nato inizialmente come sceneggiatura e poi pubblicato sotto pseudonimo per Amazon Publishing, Lorenzo Visconti torna finalmente in libreria con una nuova storia, firmata Paolo Roversi per Piemme.
E proprio da questo ritorno parte la nostra conversazione con l’autore: parliamo del nuovo romanzo, naturalmente, ma anche di Paolo Roversi, del suo percorso, delle sue passioni, del suo rapporto con la scrittura e di ciò che si cela dietro le storie e i personaggi che crea.
Un’occasione, quindi, non solo per scoprire qualcosa in più sul nuovo libro, ma anche per conoscere più da vicino lo scrittore che gli ha dato vita.
Buona lettura.
Thriller_lu: che cosa è cambiato nel vostro modo di scrivere da quando avete pubblicato il primo libro a oggi?
Paolo Roversi: parecchio, direi, perché c’è più consapevolezza. Oggi lavoro per sottrazione: cerco una scrittura più precisa, più consapevole e, soprattutto, sempre dalla parte del lettore.
Thriller_lu: quando iniziate un nuovo romanzo, sapete già dove volete arrivare oppure scoprite la storia mentre la scrivete?
Paolo Roversi: conosco il delitto, i personaggi principali e anche il punto d’arrivo. Col tempo ho capito che, più la scaletta è precisa e completa, più sarà facile scrivere un romanzo avvincente.
Thriller_lu: quanto c’è di autobiografico, anche inconsapevolmente, nei vostri libri?
Paolo Roversi: molto più di quanto sembri, anche se raramente nei fatti. Sono autobiografici gli sguardi, le ossessioni, certi luoghi e, soprattutto, le domande che affido ai personaggi.
Thriller_lu: qual è la parte della scrittura che amate di più e quella che invece fate più fatica ad affrontare?
Paolo Roversi: amo il momento in cui trovo la storia da raccontare, quella scintilla che illumina tutto. La parte più difficile è quando bisogna tenere insieme ogni elemento: ritmo, indagine, suspense e personaggi, per trecento pagine…
Thriller_lu: vi capita mai di rileggere un vostro vecchio libro e di riconoscere una persona che non siete più?
Paolo Roversi: non li rileggo mai, altrimenti mi verrebbe sicuramente voglia di modificare qualcosa! Ma è giusto che un romanzo racconti ciò che l’autore voleva trasmettere in quel determinato momento della sua vita.
Thriller_lu: quanto conta per voi l’ambientazione? Può un luogo diventare quasi un personaggio della storia?
Paolo Roversi: per me conta moltissimo. Milano, ma anche la Bassa padana, non sono semplici scenografie: hanno una voce e spesso diventano personaggi a loro volta.
Thriller_lu: da dove arrivano le vostre idee?
Paolo Roversi: quasi sempre dalla realtà: una notizia di cronaca, un dialogo ascoltato per caso, una persona intravista, un luogo in cui mi trovo a passare… Poi interviene la fantasia, che deforma tutto e lo trasforma in una storia.
Thriller_lu: qual è la cosa che un lettore non vede mai del lavoro che c’è dietro un romanzo?
Paolo Roversi: La fatica. E poi tutto ciò che viene eliminato: le ricerche, le false partenze, le scene riscritte e le pagine tagliate. Dietro una storia che sembra scorrere velocemente c’è moltissimo lavoro invisibile.
Thriller_lu: quando create un personaggio, quanto lo controllate e quanto invece lasciate che sia lui a sorprendervi?
Paolo Roversi: Un personaggio fa esattamente ciò che vuole il suo creatore. Né più né meno. Forse è poco romantico dirlo, ma è così.
Thriller_lu: avete mai eliminato un personaggio o una storia a cui eravate particolarmente affezionati?
Paolo Roversi: no.
Thriller_lu: quanto è importante il rapporto con i lettori? E quanto riuscite a separarvi dal loro giudizio?
Paolo Roversi: il rapporto con i lettori è fondamentale, perché un libro si completa davvero soltanto quando viene letto. Ed è bello incontrarli dal vivo, ascoltarne le opinioni e godere del loro entusiasmo.
Thriller_lu: c’è un libro che avreste voluto scrivere voi?
Paolo Roversi: Il potere del cane di Don Winslow.
Thriller_lu: quale autore vi ha insegnato qualcosa sul mestiere di scrivere?
Paolo Roversi: Charles Bukowski mi ha mostrato la strada; Giorgio Scerbanenco mi ha insegnato come percorrerla.
Thriller_lu: la scrittura è più un modo per raccontare qualcosa agli altri o per capire qualcosa di voi stessi?
Paolo Roversi: entrambe le cose.
Thriller_lu: c’è una domanda che i lettori vi fanno continuamente e alla quale non sapete mai come rispondere?
Paolo Roversi: dove trovi tutte queste idee?» La verità è che le idee sono sempre intorno a noi: basta saperle ascoltare, in treno, in aereo, facendo zapping in TV, ascoltando un podcast…
Thriller_lu: che cosa vi fa dire: “Questa storia merita di diventare un libro”?
Paolo Roversi: quando continua a tornarmi in mente e vedo che, più mi pongo domande al riguardo, più si aprono squarci intriganti.
Thriller_lu: dopo tanti libri, che cosa vi mette ancora in difficoltà davanti a una pagina bianca?
Paolo Roversi: la paura di ripetermi. Ogni nuovo romanzo deve avere una voce propria e offrire qualcosa che non abbia già raccontato altrove nello stesso modo.
Thriller_lu: quanto bisogna essere disciplinati e quanto bisogna lasciarsi andare?
Paolo Roversi: serve molta disciplina per sedersi ogni giorno e scrivere. Le distrazioni sono sempre in agguato.
Thriller_lu: avete mai avuto un’idea abbandonata che, anni dopo, è tornata a cercarvi?
Paolo Roversi: sì, spesso. Non sono uno che molla e molti miei romanzi vivono una seconda e, a volte, persino una terza vita.
Thriller_lu: qual è il complimento più bello ricevuto da un lettore?
Paolo Roversi: «Grazie al tuo libro ho ricominciato a leggere.» Oppure: «L’ho letto in un pomeriggio.»
Thriller_lu: C’è qualcosa che avete imparato dai vostri personaggi?
Paolo Roversi: molto. Se devo scegliere una parola, direi la coerenza.
Thriller_lu: Che consiglio dareste alla persona che iniziava il suo primo libro?
Paolo Roversi: di tenere duro, nonostante le tante delusioni che arriveranno.
Thriller_lu: scrivere tanti libri vi ha reso più sicuri o vi ha fatto venire più dubbi?
Paolo Roversi: mi ha dato maggiore sicurezza tecnica, ma capire se una storia funzioni o meno è un altro paio di maniche. Con l’esperienza si impara a riconoscere più rapidamente ciò che non funzionerebbe in un romanzo e a metterci mano prima che sia troppo tardi.
Thriller_lu: che cosa cercate sempre di lasciare al lettore quando chiude un vostro libro?
Paolo Roversi: la voglia di leggerne un altro.
Thriller_lu: perché continuate ancora a scrivere?
Paolo Roversi: è quello che sognavo di fare da piccolo e finalmente ci sono riuscito. Perché smettere?
Domanda finale – Se togliessimo libri, premi, classifiche e successo, che cosa rimarrebbe della persona che scrive?
Paolo Roversi: La scrittura. Noi scriviamo per noi stessi e per i lettori. Tutto qui. Il resto è uno splendido contorno.
Un sincero grazie a Paolo Roversi per la disponibilità e per avermi regalato questa piacevole conversazione, permettendomi di conoscere più da vicino l’uomo e lo scrittore che si celano dietro le sue storie.
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