
Un successo giapponese in cui horror e mystery si intrecciano in un gioco di storie a incastro sottile e inquietante, dove ogni dettaglio conduce verso qualcosa che avrebbe dovuto restare nascosto.
«Le è mai capitato di provare la strana e inquietante sensazione che due storie molto diverse sembrino, chissà come e perché, anche incredibilmente simili?»
In un caffè di Jinbocho, a Tokyo, un autore di horror e mystery e un redattore in erba, accomunati dalla passione per storie inspiegabili e case infestate, si trovano per condividere alcuni racconti. All'inizio sono solo due. Poi si aggiungono altri frammenti: diari, resoconti, leggende, voci da tempi e luoghi diversi.
Una bambina parla con una presenza annidata nelle pareti della sua nuova casa; un ragazzino, inseguito nel bosco da un essere spaventoso, trova rifugio in una villa deserta; in un condominio quasi vuoto, uno studente è tormentato da rumori sinistri sul tetto; una casa divenuta luogo di culto promette miracoli e trascina una famiglia nell'orrore; un'antica leggenda racconta di una ragazza temuta per le sue profezie e rinchiusa in una prigione domestica.
Più i due uomini tornano su quei racconti, più qualcosa non quadra. Le stesse immagini riaffiorano, le case sembrano deformarsi secondo una logica impossibile e rumori inspiegabili riecheggiano da una vicenda all'altra con sempre più insistenza. A poco a poco, quella che sembrava una sfida tra appassionati di fantasmi assume una piega diversa.
Se una storia ne richiama un'altra, se le somiglianze diventano troppo insistenti per essere semplici coincidenze, è ancora solo un gioco? E quando anche fuori dalle pagine si sentono gli stessi strani rumori, non è più così chiaro dove finisca la storia e dove cominci la realtà.
Recensione:
Il libro si apre con una domanda, che sarà il filo conduttore che attraversa la storia: “Maestro, le è mai capitato di provare la strana e inquietante sensazione che due storie molto diverse sembrino, chissà come e perché, anche incredibilmente simili?”
A rivolgere questa domanda è un’aspirante redattore Mimasaka.
Mimasaka si ritrova ogni mese, in un caffè di Jinbocho, a Tokyo, con un affermato scrittore di horror e mistery.
Entrambi amano le storie di fantasmi, narrazioni spesso incomprensibili, che lasciano in chi legge una sensazione di leggero timore. Mimasaka riesce ad incuriosire lo scrittore, gli riferisce la sua volontà di raccontargli delle storie misteriose che potrebbero avere un qualche legame, accennandogli di coincidenze inquietanti e provocando in lui un oscuro presentimento.
Decidono quindi di condividere la lettura di cinque storie di case infestate e di ritrovarsi, in seguito nuovamente, per intraprenderne un’analisi serrata e attenta.
Queste cinque storie, che ad un primo sguardo sembrano scollegate tra loro perché scritte in epoche diverse e con personaggi differenti, in realtà presentano molte affinità.
Cinque dimore, che dovrebbero essere dei nidi caldi e accoglienti, in realtà sono luoghi turbati da sparizioni senza spiegazione, avvolti da segreti che aspettano solo di essere svelati.
Ad intimorire lo scrittore, non sono però solo i personaggi di questi racconti, ma soprattutto queste abitazioni, con le loro stranezze e con le loro inspiegabili similitudini.
I suoni misteriosi, i rumori di trascinamenti e i picchiettii, che sembrano provenire dagli angoli più bui delle case, sono individuati come gli elementi di collegamento tra le cinque storie.
Con una narrazione in prima persona, nel prologo e nei capitoli di interludio, l’autore di horror ammette di essere sopraffatto dalle sensazione di sbigottimento derivante da questi racconti; tra le pagine, noi lettori riusciamo a percepire la sua inquietudine, le sue intuizioni e il suo tentativo di rimandare queste letture, che potrebbero sconvolgere le loro esistenze.
Lo stile di scrittura è curato e ricercato, oltre a una ricercatezza linguistica caratteristica della narrazione giapponese, troviamo una raffinatezza nel riferimento anche a fonti, quali diari, interviste, antichi manoscritti, che sono state sorgenti d’ispirazione.
Attraverso i dialoghi si ricerca una spiegazione dei misteri, si individuano collegamenti e si inizia una riflessione finalizzata all’individuazione dell’anello mancante. I due protagonisti di questa indagine culturale e mentale, viscerano ogni elemento, procedono a comparazioni, formulano ipotesi e cercano di verificarne la fondatezza proprio nel confronto.
Il ritmo della narrazione è lento e riflessivo, i capitoli sono molto lunghi e tutti gli elementi ed eventi sono inseriti molto gradualmente.
Quello che mi ha colpito di più è sicuramente l’ambientazione oscura di queste storie, è come se queste case intrappolassero i poveri malcapitati che si trovano tra le infauste mura.
Significativo è anche l’avvertimento dello scrittore: “Voglio comunque avvertirvi, cari lettori: se mentre leggete queste storie doveste iniziare a sentire strani rumori mai uditi in vita vostra, be…sarebbe meglio chiudere subito il libro”. Il lettore stesso, quindi, è ammonito a stare attento; in queste storie il confine tra incubo e realtà è molto sottile, vi è il rischio di essere trascinati da queste incerte situazioni.
La lettura di questo romanzo è adatta a chi adora la filmografia horror giapponese, qui ritroverete infatti le stesse ambientazioni, le stesse atmosfere e la stessa paura crescente. Ricorda con piacere, appunto i suoni stridenti, i rumori di trascinamenti e le apparizioni improvvise di alcuni film, tutti elementi che sembra di ritrovare anche qui.
La prolissità del Prologo e degli interludi è il punto debole di questo romanzo. Infatti, queste parti, seppur indispensabili per fornire una cornice e una spiegazione adeguata ai racconti, dilungandosi molto, potrebbero stancare i lettori.
Inoltre, la ricerca, il raffronto tra lo scrittore e il suo seguace avviene a un puro livello intellettuale; il lettore è invitato a tenere in mente molti eventi, a metterli in relazione sia nello spazio, che nel tempo, e questo potrebbe creare un senso di confusione e disorientamento.
Nel complesso, posso affermare di aver apprezzato questo mistery giapponese, perché ho una certa predilezione per questo tipo di narrazione, dove tutto è interconnesso (e anche ingarbugliato). Ma è un libro che richiede tantissima attenzione, la sua lettura diventa una sfida mentale; solo procedendo molto lentamente, fermandosi a riflettere e riprendendo solo dopo aver sedimentato i fatti letti, è possibile gustarlo e soprattutto comprendere le sfumature e i piccoli indizi sparsi tra le pagine.
Autore: Shinzo Mitsuda
Traduttore: Giuseppe Giordano
Editore: Rizzoli
Collana: Le narrative
Anno edizione: 2026
In commercio dal: 25 agosto 2026
Pagine: 400
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