Ho l' onore di presentarvi Geraldina Neri.
Lavora in televisione da oltre trent’anni come esperta di comunicazione e programmazione. Da dieci anni è alla guida del palinsesto di Top Crime come Channel Manager. La passione per il giallo e il noir l’ha portata a studiare scrittura di genere con Luca Briasco e a pubblicare nel 2022 il suo primo romanzo, Naftalina, finalista al premio NebbiaGialla.
Buona lettura.
pianifica ogni dettaglio o preferisce lasciarsi sorprendere dalla storia mentre la scrive?
Il genere thriller così come il giallo ha struttura e regole narrative precise, che vanno rispettate, altrimenti la storia non starebbe in piedi. Quindi parto sempre creando la struttura di base del racconto e una sinossi dettagliata. Poi però, fatti salvi i punti chiave della storia, resto aperta a possibili cambi di direzione o eventi imprevisti che nascono dalla dinamica dei personaggi o dal trovare nuove soluzioni.
- Quando inizia un nuovo romanzo, qual è il primo elemento che prende forma: il delitto,il protagonista, l'antagonista o l'atmosfera?
In genere parto da una tematica di fondo che può essere la solitudine e la vita al margine in una città come Milano, o la manipolazione all’interno di contesti spirituali. Poi, visto che la protagonista dei miei romanzi, Amanda Visentin è dotata di un senso dell’olfatto molto raffinato, trovo l’odore/metafora che riassume in sé questo significato. Quindi nel primo romanzo è stata la naftalina e nel secondo la melassa.
-Nei suoi libri la tensione è sempre calibrata con grande precisione. Quanto lavoro c'è dietro il ritmo narrativo e quante riscritture richiede?
Come dicevo, parto sempre da una struttura precisa e calibrata. Partendo da questa base molto solida, le riscritture sono veramente poche.
-Quanto conta la documentazione nella sua scrittura? C'è una ricerche che l'ha particolarmente colpita o che le ha fatto cambiare idea su un aspetto della trama?
La documentazione é fondamentale, sia per quanto riguarda l’ambientazione e le tematiche, sia per le tecniche investigative o gli aspetti medico-legali. Approfondendo i vari aspetti si scopre che alcune previsioni di trama non sono realistiche oppure si trovano nuovi spunti e stimoli.
- I suoi personaggi sembrano avere una voce ben definita. Ha mai avuto la sensazione
che uno di loro prendesse una direzione diversa da quella che aveva immaginato?
Sì, i miei personaggi hanno una voce ben definita. Sono loro stessi che mi appaiono in quel modo. Io mi limito a “metterli sulla carta”. Nei momenti di scrittura mi fanno compagnia con le loro storie, le loro voci…
6. Nel thriller il lettore cerca continuamente indizi. Come riesce a mantenere l'equilibrio
tra ciò che vuole rivelare e ciò che deve restare nascosto?
È un aspetto che si impara leggendo e studiando molto quello che scrivono i grandi autori. Per quanto riguarda il mio scrivere leggo e rileggo più volte quello che ho scritto, ma soprattutto faccio leggere ad altre persone. Primo tra tutti il mio compagno. Poi c’è l’apporto professionale dell’editor, che è indispensabile in ogni fase del progetto.
- C'è una scena che ha scritto con particolare difficoltà, non per la complessità tecnica ma per il coinvolgimento emotivo? Ce ne sono molte nel romanzo che sto scrivendo adesso e riguardano la storia personale di Amanda Visentin.
- Esiste una regola della scrittura thriller che ritiene sopravvalutata o che le piace
infrangere?
No, seguo le regole perché, come ho già detto, sono quelle che danno solidità alla storia.
- Durante la revisione, è più severa con lo stile o con la struttura della storia?
Avendo lavorato molto all’inizio sulla struttura, la revisione riguarda più lo stile e gli equilibri interni delle varie parti della storia.
- Quanto è importante per lei l'incipit? Quando capisce di aver trovato quello giusto?
L’incipit è molto importante. È quello che porta immediatamente il lettore nelle atmosfere della storia. Di solito l’incipit giusto si manifesta verso i due terzi del lavoro, proprio perché a quel punto tutto è già ben definito.
- Nei suoi romanzi il male è spesso molto sfaccettato. È una scelta narrativa o riflette
il suo modo di osservare la realtà?
Il male ha molte sfumature, e spesso, come nel mio romanzo “La morte non medita”, si nasconde in luoghi inaspettati e sotto le sembianze di chi si finge buono.
- Quando un lettore chiude il suo libro, qual è l'ultima emozione che spera gli rimanga?
La voglia di continuare a seguire le vicende e le indagini della mia protagonista.
- C'è un consiglio sulla scrittura ricevuto all'inizio della sua carriera che ancora oggi considera fondamentale?
Sì, me lo diede Luca Brisco, il mio insegnante di scrittura gialla: i casi possono essere dimenticati. I personaggi no.
- Se dovesse descrivere la sua scrittura con tre parole, quali sceglierebbe?
Sintetica, cinematografica, immersiva
- Guardando al suo percorso, sente che il suo modo di scrivere thriller è cambiato?
Se sì, in quale direzione?
Per ora sono solo all’inizio. Spero di continuare a evolvere e migliorare.
-Se potesse rileggere uno dei suoi romanzi con gli occhi di un lettore che non conosce la storia, quale sceglierebbe e perché?
Leggerei La morte non medita, per la sua ambientazione, un centro pseudo spirituale per ricchi, e per la tematica che affronta, ovvero la manipolazione. E per una Milano estiva, piena di silenzio e profumi.
- Qual è l'aspetto del suo lavoro di scrittore che il pubblico immagina meno, ma occupa più tempo?
Il lavoro di documentazione, la preparazione della storia, ma soprattutto la promozione dei libri. Quest’ultimo punto è quasi più sfidante che scrivere.
-Per concludere: senza fare spoiler, quale parola descrive meglio il suo prossimo
romanzo e perché?
Sicuramente un odore, quello della morchia. Il perché lo scoprirete leggendo.
Ringrazio di cuore Geraldina Neri per il suo tempo e il suo romanzo.
Thriller_lu
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