Oggi per le Dame del brivido ci svela una parta di se.
Buona lettura.
- Ogni autore sviluppa un proprio metodo di lavoro. Lei appartiene alla categoria di chi pianifica ogni dettaglio o preferisce lasciarsi sorprendere dalla storia mentre la scrive?
L’idea iniziale è sempre quella di pianificare, soprattutto quando si scrivono gialli. La trama deve essere distesa ben benino altrimenti si rischia di rimanere imbrigliati nei propri stessi indizi, i personaggi vanno schedati per non confondere date, cognomi ecc… il guaio è che, per quanto io cerchi di schematizzare tutto, alla fine loro fanno come gli pare! La trama prende spesso la tangente o una scena immaginata in un certo modo, mentre la butto giù prende tutt’altra direzione. Che fare? Ovviamente, assecondarli.
-Quando inizia un nuovo romanzo, qual è il primo elemento che prende forma: il delitto, il protagonista, l'antagonista o l'atmosfera?
Al centro dei miei romanzi c’è sempre la protagonista. In genere, ogni nuovo romanzo porta con se un’atmosfera, una sorta di tema: la solitudine, il senso di estraneità, l’inadeguatezza… il caso e tutto il resto ruotano attorno a questi due perni.
- Nei suoi libri la tensione è sempre calibrata con grande precisione. Quanto lavoro c'è dietro il ritmo narrativo e quante riscritture richiede?
L’equilibrio tra trama thriller e storia personale dei personaggi è più delicato di quanto sembri. In alcuni passaggi la tentazione di concentrarsi sulle disavventure di June è forte, in altri invece il caso prende il sopravvento e lascia in ombra lei. Cercare di calibrare il tutto non è semplice, e di sicuro un buon editing può aiutare. Ci sarò riuscita? Me lo saprete dire voi!
-Quanto conta la documentazione nella sua scrittura? C'è una ricerca che l'ha particolarmente colpita o che le ha fatto cambiare idea su un aspetto della trama?
Gli aspetti tecnici di entomologia forense, per fortuna, rientrano nel mio campo di studi; quindi, non mi colgono mai troppo impreparata. Piuttosto, è stato difficile documentarmi sugli aspetti legali e procedurali! Quelli sì, mi hanno fatto scrivere qualche castroneria in prima stesura che ho dovuto rivedere con molta attenzione. Chiedo scusa in anticipo a tutti i giudici, PM e avvocati se ci fosse ancora qualche imprecisione!
- I suoi personaggi sembrano avere una voce ben definita. Ha mai avuto la sensazione che uno di loro prendesse una direzione diversa da quella che aveva immaginato?
Oh, lo fanno sempre! Tutti loro. June, prima di tutti. Lei all’inizio sembrava così fredda, cinica… invece pian piano mi mostrava parti di lei che non mi sarei mai aspettata! Emanuel poi, continua ad andare contro un muro nonostante io vorrei con tutta me stessa che la smettesse. Luca è quello che si è espresso meno di tutti, in questo romanzo, ma anche lui ci riserverà delle sorprese che vi faranno dire: ma come! Proprio lui? Vi capisco.
- Nel thriller il lettore cerca continuamente indizi. Come riesce a mantenere l'equilibrio tra ciò che vuole rivelare e ciò che deve restare nascosto?
Anche questo è un aspetto molto complicato da gestire. Sono una lettrice di thriller molto “cattiva”, che tende a scoprire il colpevole in largo anticipo e si annoia facilmente. Per questo motivo cerco di giocare con i miei lettori come vorrei che gli altri giocassero con me: semino indizi ovunque, ma in modo così subdolo e velato che è difficile scovarli. Ma non impossibile.
-C'è una scena che ha scritto con particolare difficoltà, non per la complessità tecnica ma per il coinvolgimento emotivo?
C’è eccome! Senza fare spoiler, c’è un capitolo in questo romanzo che ho dovuto riscrivere ben quattro volte. Uno in cui June rivela il suo segreto più inconfessabile e mette a nudo tutta la propria fragilità. Emotivamente è stato devastante. Ancora oggi quando lo rileggo mi viene il magone…
-Esiste una regola della scrittura thriller che ritiene sopravvalutata o che le piace infrangere?
Io… detesto il narratore focalizzato a tutti i costi. Ok, lo ammetto. Lo uso, perché nel tipo di storia che ho scelto di raccontare è fondamentale rimanere nella mente di June, ma sono un’amante nostalgica del narratore onnisciente. Vorrei poterlo mettere su tutto, come il prezzemolo. E non escludo di farlo, in futuro, se pur con sfumature meno manzoniane di quanto lo si immagina.
-Durante la revisione, è più severo con lo stile o con la struttura della storia?
Con entrambi gli aspetti. Sono quasi maniacale nella musicalità delle frasi, un pezzo per me deve “suonare” nel modo giusto, e finché non trovo quell’effetto posso rimanere ferma su un paragrafo per ore. Inoltre, scrivendo gialli, sono fissata con la parte tecnica e procedurale, riguardo mille e mille volte che tutto funzioni, che non ci siano buchi di trama, errori ecc…
-Quanto è importante per lei l'incipit? Quando capisce di aver trovato quello giusto?
L’incipit, che trauma. Per me è un’ossessione. Credo di averne scritti… una decina, prima di trovare quello giusto. Per me deve essere semplicemente perfetto. Non sono un’integralista dell’incipit che catturi a tutti i costi, quello in cui nella prima riga ci deve già essere un omicidio. Ma deve essere forte. Musicale, incisivo, e dare subito l’atmosfera giusta del romanzo. Un’impresa faraonica.
- Nei suoi romanzi il male è spesso molto sfaccettato. È una scelta narrativa o riflette il suo modo di osservare la realtà?
Il male, ahimé, è sempre molto sfaccettato nella vita reale. E i miei romanzi vogliono fotografare questo aspetto scomodo quanto importante: è facile dipingere un super cattivo maligno, che fa del male solo per partito preso. Più difficile accettare che ognuno di noi abbia una zona grigia da tenere d’occhio e da saper addomesticare. Perché dietro un cattivo c’è sempre un mondo da conoscere, e solo entrando nel profondo delle ragioni che portano al male lo si può davvero combattere ed evitare.
-Quando un lettore chiude il suo libro, qual è l'ultima emozione che spera gli rimanga?
Affetto e misericordia. Per June, per l’imperfezione di ogni personaggio che ha incontrato tra le pagine, e per se stesso. Perché ognuno di noi ha qualcosa da perdonarsi, e non sempre il coraggio di farlo.
-C'è un consiglio sulla scrittura ricevuto all'inizio della sua carriera che ancora oggi considera fondamentale?
Forse quello di non spiegare troppo. Di non cedere alla tentazione di dire io al lettore cosa deve pensare o comprendere di una scena. Di limitarmi a raccontare i personaggi così come loro si mostrano a me, e lasciare che siano le loro parole e le loro azioni a parlare per me.
- Se dovesse descrivere la sua scrittura con tre parole, quali sceglierebbe?
Tagliente, musicale, intima. Cerco di mettere su carta le immagini che ho chiare in mente. Non è sempre semplice.
-Guardando al suo percorso, sente che il suo modo di scrivere thriller è cambiato? Se sì, in quale direzione?
Sono cresciuta molto come scrittrice in questi anni. Di sicuro ho imparato a lasciar andare un po’ la penna e non irrigidirmi solo sugli aspetti del caso, ma scavare più nel background dei protagonisti, senza paura di uscire dal “genere”. E ne sono molto felice, o non avrei scoperto tutto ciò che ho potuto indagare sul passato di June e sul suo rapporto con il mondo.
- Se potesse rileggere uno dei suoi romanzi con gli occhi di un lettore che non conosce la storia, quale sceglierebbe e perché?
Sicuramente quelli scritti da ragazzina e mai pubblicati. Mi piacerebbe perdermi nelle fantasticherie un po’ ingenue da adolescente senza auto-giudicarmi.
-Qual è l'aspetto del suo lavoro di scrittore che il pubblico immagina meno, ma occupa più tempo?
L’ascolto dei miei personaggi. Prima ancora di buttare giù una trama, di prendere appunti, posso passare mesi e mesi solo a raccogliere idee, indizi, immagini. Ci sono periodi in cui ho una fortissima spinta creativa e posso passare ore e ore persa nelle nebbie insieme ai protagonisti delle mie storie, incapace di dar retta a chiunque altro! Si potrebbe pensare che io sia solo distratta ma no… sto lavorando.
-Per concludere: senza fare spoiler, quale parola descrive meglio il suo prossimo romanzo e perché?
Il seguito dell’Eremo dei folli? Bella domanda. Direi… ambiguo. In tutti i sensi possibili.
Commenti
Posta un commento