Descrizione:
Geraldina Neri firma un giallo denso, sensoriale, immerso in una Milano magnetica e contraddittoria. La morte non medita è un romanzo che scava nelle crepe della mente e nei diversi volti della manipolazione, aprendo nuove e sorprendenti prospettive per il giallo metropolitano.
Recensione:
Ricevere in dono dall’autrice questo libro è per me un onore.
L’ho letto in piena estate, con quel caldo pesante che solo Milano sa regalare ad agosto, e fin dalle prime pagine ho avuto la sensazione di essere dentro la storia. I tram, Porta Venezia, le vie dietro corso Buenos Aires, l’afa che rallenta ogni cosa: da milanese mi sono immedesimata subito nei luoghi e nelle atmosfere descritte, come se stessi camminando accanto ai personaggi.
L’autrice riesce a raccontare una Milano diversa dal solito, sospesa e quasi irreale, dove il silenzio dell’estate diventa il terreno perfetto per un’indagine che si fa sempre più intrigante. Le descrizioni degli ambienti sono uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente, perché non sembrano mai messe lì soltanto per fare da sfondo alla storia. Al contrario, contribuiscono a renderla viva e permettono al lettore di sentirsi vicino a ciò che sta accadendo.
Il White Lotus, con il suo giardino zen e l’apparente serenità che lo circonda, è uno di quei luoghi che incuriosiscono fin da subito. E quando quella quiete viene spezzata da un evento improvviso e inquietante, il romanzo cambia volto. Amanda e la sua squadra si ritrovano così a dover scavare oltre le apparenze, tra silenzi, segreti e persone che sembrano avere qualcosa da nascondere. Più l’indagine procede, più la sensazione è che dietro ciò che è accaduto ci sia molto più di quanto si possa immaginare.
Amanda Visentin mi è piaciuta molto. È un personaggio credibile, con un carattere forte e un passato che continua a farsi sentire, ma senza mai diventare eccessivo. Mi è piaciuto soprattutto poterla conoscere anche al di là del suo ruolo di investigatrice, perché è proprio attraverso le sue fragilità, il suo modo di affrontare le situazioni e il rapporto con ciò che si porta dietro che diventa un personaggio con cui è facile entrare in sintonia.
E insieme ad Amanda ho apprezzato anche la squadra di polizia che la accompagna nell’indagine. Non sono semplicemente figure di contorno, ma contribuiscono a dare movimento alla storia e, soprattutto, a creare quella sensazione di squadra che rende l’indagine più concreta. Ho avuto la sensazione di seguirli davvero mentre cercano di mettere insieme i vari tasselli, confrontandosi, facendo supposizioni e cercando di capire cosa si nasconda dietro quello che è successo.
L’autrice è stata bravissima proprio in questo: nel rendere vicini i personaggi al lettore. Non ci si trova davanti soltanto a un susseguirsi di indizi. Ci sono persone, rapporti, caratteri e luoghi che prendono forma poco alla volta e che fanno sentire il lettore parte dell’indagine.
Quello che mi ha colpita maggiormente, però, è stata la scrittura. L’autrice ha uno stile semplice, diretto, mai forzato, e proprio questa semplicità rende la storia incredibilmente viva. Non esagera e non ha bisogno di appesantire la narrazione: lascia che siano l’ambientazione, i dialoghi, i personaggi e i piccoli dettagli a costruire la tensione. Ed è una scelta che, personalmente, ho apprezzato molto.
È una semplicità che non significa superficialità, anzi. È proprio grazie a questo modo di raccontare che sono riuscita a sentirmi vicina alla storia e ai suoi protagonisti. La Milano descritta dall’autrice sembra quasi di poterla attraversare insieme ad Amanda, con il caldo addosso e quella sensazione che, dietro una strada apparentemente tranquilla, possa nascondersi qualcosa che ancora non conosciamo.
È un giallo che punta molto sull’atmosfera e sui personaggi, capace di far sentire il lettore parte della città e dell’indagine. E forse è proprio questo il suo punto di forza: trasformare una Milano rovente e apparentemente immobile in un luogo pieno di ombre, segreti e domande.
Una lettura che mi ha accompagnata proprio nel periodo dell’anno in cui questa storia riesce, forse, a dare il meglio di sé. Perché leggere di Milano mentre fuori fa caldo, riconoscere i luoghi e seguire Amanda e la sua squadra mentre cercano di arrivare alla verità crea un coinvolgimento particolare.
E poi c’è Amanda, con la sua storia personale che corre parallelamente all’indagine e con quella ricerca della madre che lascia intravedere quanto ci sia ancora da scoprire sul suo passato. Anche questo aspetto mi ha incuriosita molto, perché permette di conoscere Amanda non soltanto come investigatrice, ma soprattutto come donna, con le sue domande, le sue fragilità e qualcosa che ancora non riesce a lasciarsi alle spalle.
Il finale chiude la vicenda principale, ma lascia anche una piccola porta socchiusa. E io quella porta, lo ammetto, spero proprio che l’autrice decida di attraversarla. Perché Amanda Visentin è un personaggio che mi piacerebbe ritrovare, magari alle prese con una nuova indagine e, chissà, con qualche risposta in più sulla sua storia personale.
Quindi, cara autrice, io un secondo giallo con Amanda lo aspetterei volentieri. E magari proprio allora potremo scoprire qualcosa in più di quella parte della sua vita che, per ora, rimane ancora avvolta da qualche ombra.
Autore: Geraldina Neri
Editore: Piemme
Collana: Thriller
Anno edizione: 2026
In commercio dal: 12 febbraio 2026
Pagine: 208 p., Brossura
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