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DANIELE SOFFIATI


Ho  il piacere di presentare Daniele Soffiati, autore mantovano classe 1974, che nel corso della sua carriera ha intrecciato editoria, cinema e televisione. Per Mondadori ha curato diversi libri dedicati al mondo del cinema e della TV, maturando una particolare attenzione per le storie e per il linguaggio dell’intrattenimento.
Insieme ad Alberto Grandi è autore del podcast DOI – Denominazione di Origine Inventata e del saggio La cucina italiana non esiste, due lavori caratterizzati da uno sguardo curioso, ironico e capace di mettere in discussione alcune delle convinzioni più radicate sulla cultura italiana.

Con Il giudice dei dannati affronta per la prima volta il genere thriller. Un esordio nella narrativa che ha già attirato l’attenzione del mondo cinematografico: il romanzo è infatti già stato opzionato per il cinema.
A voi l' onore.  Buona lettura.


- Ogni autore sviluppa un proprio metodo di lavoro. Lei appartiene alla categoria di chi pianifica ogni dettaglio o preferisce lasciarsi sorprendere dalla storia mentre la scrive?

Preparo una scaletta dei capitoli e dell’intero romanzo, però mi riesce difficile pianificare ogni dettaglio. Mi capita spesso dunque di “farmi sorprendere” da cambiamenti che diventano necessari nel momento in cui mi misuro con la stesura vera e propria.

- Quando inizia un nuovo romanzo, qual è il primo elemento che prende forma: il delitto, il protagonista, l'antagonista o l'atmosfera?

Ne “Il giudice dei dannati” il primo elemento che ha preso forma sono stati i delitti ispirati all’Inferno di Dante, e anche nel nuovo romanzo a cui sto lavorando, in cui tornerà la criminologa Francesca Martini, le uccisioni hanno un legame con un determinato contesto storico. Mi sento di dire dunque che è l’atmosfera l’elemento da cui parto. Il tratteggio dell’antagonista arriva successivamente. 

-Nei suoi libri la tensione è sempre calibrata con grande precisione. Quanto lavoro c'è
dietro il ritmo narrativo e quante riscritture richiede?

Il ritmo è probabilmente l’aspetto che più mi sta a cuore, anche come lettore di thriller. Il primo obiettivo che mi pongo è quello di scrivere un romanzo che risulti avvincente. Blaise Pascal apriva così una delle sue “Lettres Provinciales”: "Mi scuso per la lunghezza della mia lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverne una più breve". Correggere, accorciare, eliminare il superfluo, dare ritmo è un lavoro che richiede tempo e frequentissimi aggiustamenti.

- Quanto conta la documentazione nella sua scrittura? C'è una ricerca che l'ha particolarmente colpita o che le ha fatto cambiare idea su un aspetto della trama?

Naturalmente dipende dal genere che si affronta, o dal tipo di libro. Per il saggio “La cucina italiana non esiste”, scritto assieme ad Alberto Grandi, la documentazione è essenziale, visto che a tutti gli effetti stiamo parlando di un volume di storia. Anche ne “Il giudice dei dannati” la documentazione si è rivelata indispensabile, sia per i continui riferimenti all’opera di Dante Alighieri che per l’ambientazione americana. Pure nel nuovo romanzo la ricerca ha un ruolo fondamentale. Probabilmente essere autore di un podcast storico (DOI – Denominazione di Origine Inventata, assieme ad Alberto Grandi) mi aiuta in tal senso. E sì: a volte la ricerca incide su snodi della trama, determinando cambiamenti.

- I suoi personaggi sembrano avere una voce ben definita. Ha mai avuto la sensazione che uno di loro prendesse una direzione diversa da quella che aveva immaginato?

Capita, scrivendo, che personaggi per i quali era stato pensato un ruolo importante si ridimensionino, e al contrario succede che personaggi minori “si prendano più spazio”. Mi sento di dire che non si tratta proprio di una direzione diversa… ma di tragitti più lunghi o più corti.

- Nel thriller il lettore cerca continuamente indizi. Come riesce a mantenere l'equilibrio
tra ciò che vuole rivelare e ciò che deve restare nascosto?

Questo equilibro credo sia una delle cose più difficili da realizzare per chiunque provi a cimentarsi nella scrittura di genere thriller, o col giallo. In fondo, ciò che si tenta di fare è costruire la trama senza mai svelarla fino in fondo; concentrarsi su alcuni aspetti, ma ometterne altri.

- C'è una scena che ha scritto con particolare difficoltà, non per la complessità tecnica
ma per il coinvolgimento emotivo?

Mi capita spesso di non riuscire a rendere sulla pagina la tensione, la curiosità o il ritmo che vorrei trasmettere. In quel caso, come in ogni disciplina che richiede allenamento, ciò che si deve fare è “rifare”: riscrivere, correggere, modificare. Quanto al coinvolgimento emotivo, direi di no: in fondo so già in partenza chi vive e chi muore nel romanzo! 

- Esiste una regola della scrittura thriller che ritiene sopravvalutata o che le piace infrangere?

Le regole dei generi e sottogeneri letterari (e cinematografici) servono a produrre tensione, a creare il mistero, a strutturare la trama. Servono anche a mettere a proprio agio il lettore. Le regole sono essenziali: infrangerle significa depotenziare il racconto. Naturalmente, ogni elemento può essere calibrato in modo diverso. L’importante è riuscire a creare la giusta alchimia.

- Durante la revisione, è più severo con lo stile o con la struttura della storia?

Con entrambi, però sono i problemi di trama e struttura a creare maggiori rallentamenti nella stesura o nella revisione. 

-Quanto è importante per lei l'incipit? Quando capisce di aver trovato quello giusto?

Per me l’incipit è fondamentale. E’ il gancio che ti invoglia a proseguire nella lettura. Da lettore, è difficile che mi incuriosisca un libro con un incipit che non mi cattura (naturalmente ci sono eccezioni…). Capisco di aver trovato l’incipit giusto quando ho la sensazione che possa stupire o suscitare curiosità nel lettore.

- Nei suoi romanzi il male è spesso molto sfaccettato. È una scelta narrativa o riflette il suo modo di osservare la realtà?

Ne “Il giudice dei dannati”, così come nel nuovo romanzo che sto scrivendo, ho inserito nel racconto informazioni reali legate alla psicologia dei serial killer e a vicende drammatiche della storia americana e italiana. Non so questo è un modo di osservare la realtà, ma so che la realtà spesso supera la fantasia, purtroppo.

- Quando un lettore chiude il suo libro, qual è l'ultima emozione che spera gli rimanga?

Spero prima di tutto che il lettore chiuda il libro quando è arrivato alla fine, cosa niente affatto scontata! Se è arrivato alla fine, significa che in qualche modo ha trovato il racconto appassionante, ed è questa la cosa che più mi sta a cuore.

-C'è un consiglio sulla scrittura ricevuto all'inizio della sua carriera che ancora oggi considera fondamentale?

Il primo consiglio è leggere. Leggere libri belli, libri brutti, libri del genere con cui ci si vuole cimentare (se non sei un lettore di thriller, è improbabile riuscire ad essere uno scrittore di thriller). Il secondo consiglio è: scrivere, provarci, buttarsi, sapendo che per scrivere un romanzo ci vuole dedizione e disciplina. Il terzo consiglio è: rileggere ciò che hai scritto, correggere, modificare. L’ultimo consiglio, infine: mettiti nei panni del lettore. Poniti sempre la domanda: “ciò che ho scritto è chiaro e comprensibile a chiunque”?

-Se dovesse descrivere la sua scrittura con tre parole, quali sceglierebbe?

E’ una domanda che mi mette in difficoltà, non posso essere io a descriverla. Spero che i lettori la trovino veloce, avvincente, interessante.

-Qual è l'aspetto del suo lavoro di scrittore che il pubblico immagina meno, ma occupa più tempo?

Scrivere è un lavoro “artigianale”, in cui l’ispirazione ha un ruolo per certi versi marginale. Non succede come nei film, in cui lo scrittore butta giù, di getto, pagine colme di ispirazione, perfette già alla prima stesura. Scrivere richiede impegno, sacrificio, rinunce. A volte viene da chiedersi “ma chi me lo fa fare?”. Questo è l’aspetto che nell’immaginario comune viene poco considerato.

-Per concludere: senza fare spoiler, quale parola descrive meglio il suo prossimo romanzo e perché?

Streghe. Scoprirete perché. 

Ringrazio di cuore Daniele per la sua disponibilità ed empatia.

Thriller_lu





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