Le nostre recensioni
Chi siamo?
Ciao e benvenuti nel nostro angolo di mistero.
Mi chiamo Luana, ho 43 anni e leggo da quando ero bambina. In arte Thriller Lu, sono una blogger tenace, guidata da una passione profonda per il thriller, il mistero e le zone più oscure della psicologia umana. Amo le storie che scavano nella mente, i segreti che emergono lentamente e le trame in cui ogni dettaglio ha un significato preciso. Mi affascinano le atmosfere dense, le tensioni sottili e gli indizi nascosti tra le righe. Credo nelle ombre, nei silenzi e in quelle domande che restano sospese fino all’ultima pagina. Per me leggere significa indagare l’animo umano, attraversare l’inquietudine e scoprire cosa si cela dietro ciò che sembra evidente. Mi chiamo Deborah, ho 39 anni e la lettura mi accompagna da tempo immemore. In arte Thriller De, vivo il thriller come un’esperienza intensa, capace di mettere alla prova emozioni e certezze. Credo che un buon thriller non sia soltanto una trama avvincente, ma una sfida ai propri limiti emotivi. Amo raccontare quei libri che ti portano a dubitare di ogni personaggio, di ogni scelta, di ogni verità apparente. Mi attraggono le storie che tengono in equilibrio tra sospetto e rivelazione, tra oscurità e quella luce sottile pronta a cambiare prospettiva. Per me leggere significa lasciarmi coinvolgere fino in fondo, perdere punti di riferimento e ritrovarli solo quando la verità decide di emergere.
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PATRICK FOGLI


Nella casa de Le Dame del Brivido oggi abbiamo l’onore di ospitare Patrick Fogli autore de Le chiavi di Casa edito da SEM e di altri romanzi molto interessanti.

Buona lettura!!!

 

- Un aggettivo per descrivere la tua scrittura...

Cominciamo con una domanda facile, eh?                                                                                                                    Mi piacerebbe che fosse riconoscibile, che un lettore che ama i miei libri potesse aprirne uno senza copertina e riconoscere che sono io.

- Da dove nasce l’idea del tuo ultimo libro?

Quasi tutti i miei romanzi partono da una domanda o da qualcosa di simile. Mi piaceva l’idea di raccontare un mondo che è cambiato a una velocità siderale, in cui la mafia non è più quella che ci aspettiamo da stereotipo, ma assomiglia sempre di più alla parte legale della società e in cui la nostra libertà di movimento dovuta al digitale contiene una serie di zone oscure che credo vadano conosciute e indagate.

- Parti dalla trama o dai personaggi? No SPOILER

Arrivano insieme. Se ragiono su una storia conosco anche i suoi protagonisti, so chi sono, cosa fanno e perché sono lì.

- Quanto conta la documentazione nel tuo lavoro?

In alcuni casi molto. La storia deve essere credibile, non si può scrivere di cose che non si conoscono. Quindi, nel caso, si studia. È una delle parti più divertenti del lavoro. A volte basta poco, a volte serve molto tempo. Anche anni.

- Scrivi seguendo una scaletta o ti lasci guidare dalla storia?

Il mio lato ingegnere rabbrividisce leggendo che potrei non scalettare. Scherzi a parte, scaletto, ma non tutto in una volta. Quando comincio a scrivere conosco già molto bene tutti i muri portanti della storia, so dove sto andando e perché. La scaletta mi serve per fare ordine nel susseguirsi delle scene. Comincio a buttarle giù finché le ho chiare e intanto scrivo. E mentre scrivo aggiungo scene.

- C’è stata una scena che ti ha messo in difficoltà?

Evitando ogni spoiler, diciamo che a Martina e Gabriele succede una cosa, nell’ultima parte del romanzo. Volevo che fosse chiara, cruda, ma che non sembrasse il tentativo di indugiare su dettagli inutili. Quella e la soluzione del problema hanno avuto bisogno di un po’ di lavoro.

- Come si costruisce la tensione senza perdere credibilità?

Cercando di non esagerare mai. Guadagnandosi la fiducia nel lettore, giocando ad armi pari, correndo il rischio che ti anticipi o dandogli l’illusione che possa accadere.

- Il colpo di scena: pianificato o istintivo?

Pianificato. Sempre. Ci devi arrivare, lo devi costruire, è un po’ come una festa a sorpresa, ti deve saltare un battito del cuore.

- Quanto è importante il ritmo in un thriller?

Il thriller è tensione. La tensione nasce anche dal ritmo e il ritmo dalla scrittura. E la scrittura è funzionale alla storia che sta raccontando, fermo restando che la voce di uno scrittore è quella che è. Quando una storia funziona, la leggi sulla punta della sedia. E se accade è perché hai trascinato il lettore da qualche parte e lui non se n’è nemmeno accorto.

- Preferisci depistare il lettore o sorprenderlo all’ultimo?

Sorprenderlo dopo averlo depistato. Vale come risposta? In realtà cerco di essere sempre sincero con chi legge. Un po’ come un prestigiatore. Il trucco è sotto il tuo naso, solo che guardi dalla parte sbagliata.

- Come nasce il tuo protagonista?

Mille anni fa, nel 2003. Avevo un blog anonimo, allora ce n’erano tanti. E scrissi un racconto a puntate. Nel racconto c’era Gabriele. Da allora camminiamo separati, ma insieme. È un personaggio seriale riluttante, ogni tanto salta fuori. So sempre cosa sta facendo, anche se non ne scrivo.

- Ti ispiri a persone reali?  Il tuo personaggio ti assomiglia in qualcosa?

Non si inventa mai nulla, si smonta e si rimonta, è come un frullato. La scrittura è un impasto quasi casuale di desideri, paure, racconti, persone, rabbia, dolore, speranza, curiosità. Di quello che vorresti che accadesse e di quello che accade. Gabriele fa cose che io non avrei mai il coraggio di fare, è molto più drastico di me e ha un lato violento che a me, per fortuna, manca del tutto. Ma la sua visione del mondo è la mia, quasi alla lettera.

- Quanto è importante l’antagonista in una storia riuscita?

Dipende dalla storia. Se la vicenda lo mette al centro della scena, è fondamentale. Ma si può fare una bella storia anche senza. La cosa fondamentale è che i personaggi, qualunque sia il loro ruolo, siano credibili. Devi pensare di poterle incontrare per strada, al supermercato, in metropolitana. Devono essere vivi. Altrimenti la storia muore. E loro con lei.

- Qual è il libro che ti ha fatto amare il genere?

Ho letto tutta la Christie prima dei 14 anni. Allora mi divertiva molto. Ma non c’è un romanzo che mi ha fatto amare il genere, credo di amarlo senza legame con qualcuno. Poi ci sono alcuni romanzi che trovo fantastici. I delitti della terza luna di Harris, molto più del Silenzio degli innocenti. Il club Dumas di Perez Reverte, i primi Scarpetta, Almost blue di Lucarelli, i primi romanzi con Bosch, Misery di King, Shutter Island. Ma solo restando dentro il perimetro del thriller, se allarghiamo al noir mi serve più spazio.

- Cosa stai leggendo in questo periodo?

Faccio fatica a trovare qualcosa di genere che mi piaccia. Mi pare tutto un po’ uguale a sé stesso, già sentito. E soprattutto mi serve la scrittura come prima cosa. Ho appena finito I donatori di sonno di Karen Russell. E ora dovrò decidere cosa attaccare.

- Hai rituali di scrittura?

Quando non ho una storia in testa non scrivo. Anche per mesi. A volte anni. Quando comincio a scrivere un romanzo, invece, scrivo ogni giorno, diciamo verso il tardo pomeriggio. Sempre nello stesso posto, alla mia scrivania.

- La domanda che nessuno ti fa mai ma a cui vorresti rispondere?

Di cosa ti piacerebbe scrivere se non fossero romanzi? Di tennis

- Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere gialli o thriller?                                                                                     

Come prima cosa di leggere, leggere, leggere. Vale per qualunque cosa si voglia scrivere. Prima si legge. Molto, moltissimo. E poi si comincia e non si molla. Mai. Serve costanza, resistenza, impegno. Oltre che talento.

- il delitto perfetto esiste?

La perfezione non esiste fra le categorie umane. E il delitto è un’attività umana. Esiste quello difficile da scoprire o ancora irrisolto.

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