Le nostre recensioni
Chi siamo?
Ciao e benvenuti nel nostro angolo di mistero.
Mi chiamo Luana, ho 43 anni e leggo da quando ero bambina. In arte Thriller Lu, sono una blogger tenace, guidata da una passione profonda per il thriller, il mistero e le zone più oscure della psicologia umana. Amo le storie che scavano nella mente, i segreti che emergono lentamente e le trame in cui ogni dettaglio ha un significato preciso. Mi affascinano le atmosfere dense, le tensioni sottili e gli indizi nascosti tra le righe. Credo nelle ombre, nei silenzi e in quelle domande che restano sospese fino all’ultima pagina. Per me leggere significa indagare l’animo umano, attraversare l’inquietudine e scoprire cosa si cela dietro ciò che sembra evidente. Mi chiamo Deborah, ho 39 anni e la lettura mi accompagna da tempo immemore. In arte Thriller De, vivo il thriller come un’esperienza intensa, capace di mettere alla prova emozioni e certezze. Credo che un buon thriller non sia soltanto una trama avvincente, ma una sfida ai propri limiti emotivi. Amo raccontare quei libri che ti portano a dubitare di ogni personaggio, di ogni scelta, di ogni verità apparente. Mi attraggono le storie che tengono in equilibrio tra sospetto e rivelazione, tra oscurità e quella luce sottile pronta a cambiare prospettiva. Per me leggere significa lasciarmi coinvolgere fino in fondo, perdere punti di riferimento e ritrovarli solo quando la verità decide di emergere.
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LUTTO DI MIELE


Descrizione:
Dopo 1991 e Treno infernale per l'Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell'intricata ragnatela intessuta dalla mente dell'assassino.

«Avevo l’impressione di aver già vissuto quella fine. Non era un’impressione. L’avevo vissuta davvero. Tanti anni prima. Quei luoghi resi irreali dalla furia degli elementi. Quella ricerca del Male assoluto. La sofferenza degli esseri umani, oltre ogni comprensione. Sarebbe finito tutto quanto nello stesso bagno di terrore?».

Recensione: 
Letto in pochissimo tempo, quasi d’un fiato: non per fretta, ma per la solidità narrativa che ti trascina senza concedere pause. Il nuovo romanzo dedicato al commissario Sharko è una discesa controllata nell’oscurità, un’indagine che si apre con un’immagine che resta addosso: una donna inginocchiata nel confessionale, nuda, rasata, circondata da falene “sfinge testa di morto”. Non è un colpo di scena, è un varco. E una volta attraversato, non si torna indietro.La morte per una rarissima forma di malaria, impossibile da contrarre in Francia, incrina subito la logica. È il primo segnale che qualcosa, sotto la superficie, pulsa in modo anomalo. Sharko e la squadra del 36 si ritrovano a inseguire una scia di indizi che non hanno nulla di casuale: ogni elemento è posato con cura, come se l’assassino stesse orchestrando una liturgia macabra, una sequenza di prove pensate per essere trovate e decifrate.Il romanzo si muove su due assi che si stringono sempre di più: la caccia all’assassino, costruita come un percorso rituale che attraversa peccati capitali, trombe dell’Apocalisse e simboli che sembrano uscire da un incubo teologico; e la lotta interiore di Sharko, ancora segnato dalla perdita della moglie e della figlia. Il suo dolore non è un dettaglio biografico: è una crepa che attraversa ogni decisione, ogni intuizione, ogni passo. È la lente che distorce la realtà e rende l’indagine non solo un lavoro, ma una resa dei conti.La simbologia religiosa, che potrebbe risultare eccessiva, qui diventa un codice. Non appesantisce, non distrae: orienta. Ogni scena, ogni ritrovamento, ogni insetto è parte di un disegno più grande, un disegno che non punta al misticismo ma alla vendetta. Una vendetta antica, radicata nel cuore delle Alpi, dove la storia affonda le sue radici e dove il romanzo trova la sua ombra più lunga.Il ritmo è calibrato con precisione. Si passa dai bassifondi parigini, descritti con una crudezza mai compiaciuta, ai paesaggi montani che custodiscono la verità. L’atmosfera è sempre tesa, ma non uniforme: alterna claustrofobia urbana e inquietudine naturale, creando una sensazione di costante instabilità. È come camminare su un terreno che sembra solido, ma che vibra sotto i piedi.La discesa agli inferi di Sharko è credibile perché non è spettacolare. È fatta di esitazioni, intuizioni che arrivano troppo tardi, errori che pesano. È un percorso che non cerca di glorificare l’eroe, ma di mostrarne le crepe. Quando il caso finalmente si ricompone, il lettore ha la sensazione di aver attraversato con lui un territorio contaminato, dove la giustizia non è mai netta e la salvezza è un concetto fragile.E proprio quando credi di aver intuito la direzione, il romanzo cambia passo. C’è un dettaglio minuscolo, quasi impercettibile, che ribalta tutto. Non lo vedi arrivare, ma quando arriva capisci che ogni indizio, ogni falena, ogni simbolo era solo una parte del disegno. E allora succede quella cosa rara: non puoi più restare fuori. Hai bisogno di sapere. Di capire cosa si nasconde davvero dietro quella vendetta antica, dietro le Alpi, dietro Sharko stesso.Perché l’ultima verità non è annunciata: si rivela solo a chi ha il coraggio di seguirla fino in fondo. E il libro, a quel punto, non lo stai più leggendo. Ti sta trascinando. E tu, inevitabilmente, lo lasci fare.
Thriller psicologico esoterico che non puoi perdere.

Autore: Franck Thilliez
Traduttore: Daniela De Lorenzo
Editore:Fazi
Collana: Darkside
Anno edizione:2026
In commercio dal: 14 luglio 2026
Pagine: 300 p., Brossura


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