Buongiorno, lettori!
Oggi abbiamo l'onore di ospitare nella casa de Le Dame del Brivido uno scrittore capace di tenere il lettore incollato alle pagine, dando vita a romanzi in cui atmosfera, suspense e storie indimenticabili si fondono alla perfezione.
Siamo felici di dare il benvenuto a Jacopo De Michelis, autore de La stazione, pubblicato nel 2022, e de La montagna nel lago, uscito nel 2024, entrambi editi da Giunti.
Non vi resta che mettervi comodi... buona lettura a tutti!
- Un aggettivo per descrivere la tua scrittura
Spero che possa meritarsi l'aggettivo "trascinante".
- Da dove nasce l’idea del tuo ultimo libro?
Per i miei primi due romanzi, "La stazione e "La montagna nel lago", l'idea è nata dai luoghi di ambientazione, la stazione Centrale di Milano e Montisola sul lago d'Iseo. Il terzo, che sto attualmente scrivendo, invece nasce da un doppio desiderio, quello di raccontare un ambiente professionale e insieme una storia dal punto di vista dell'assassino che prova a sfuggire alla giustizia invece che da quello degli investigatori che cercano di smascherarlo.
- Parti dalla trama o dai personaggi? No SPOILER
Cerco di svilupparli insieme, perché una buona trama non funziona senza personaggi convincenti e viceversa.
- Quanto conta la documentazione nel tuo lavoro?
Moltissimo. Prima di iniziare a scrivere passo settimane se non mesi a documentarmi per un romanzo.
- Scrivi seguendo una scaletta o ti lasci guidare dalla storia?
Per me avere una scaletta è fondamentale, dato che spesso nei miei libri un colpo di scena a pagina quattrocento è reso possibile da qualcosa che è accaduto a pagina cinque.
- C’è stata una scena che ti ha messo in difficoltà?
Più d'una. Di solito accade perché non ho ben chiaro lo stato psicologico ed emotivo del o dei personaggi in quella particolare situazione. Ne "La montagna nel lago" c'era un dialogo decisivo per i loro rapporti tra il protagonista e il padre in barca mentre vanno a pesca che proprio non mi veniva. È andata a finire che l'ho scritto per ultimo, ma sono contento che più di un lettore mi abbia poi detto di aver trovato quella scena particolarmente toccante.
- Come si costruisce la tensione senza perdere credibilità?
Impossibile dare una risposta semplice. Non ci sono ricette prestabilite per questo genere di cose, perciò scrivere è così difficile.
- Il colpo di scena: pianificato o istintivo?
Entrambi. L'idea iniziale è spesso istintiva, la sua messa in pagina richiede un'accurata pianificazione
- Quanto è importante il ritmo in un thriller?
È fondamentale, credo. Saperlo gestire variandolo a seconda delle esigenze, accelerando e rallentando nei momenti giusti, contribuisce in maniera decisiva a rendere un thriller appassionante e coinvolgente.
- Preferisci depistare il lettore o sorprenderlo all’ultimo?
Scrivere un thriller è un continuo gioco a rimpiattino con il lettore. Io mi sforzo sia di depistarlo, sia, soprattutto nel finale, di sorprenderlo.
- Come nasce il tuo protagonista?
Lo faccio crescere a poco a poco nella mia testa, in qualche modo covandolo come una chioccia, finché non sento che è maturo e pronto a prendere vita sulla pagina. In genere immagino in maniera molto dettagliata la sua intera vita precedente all'inizio della storia, anche se poi magari nel romanzo riporterò solo una piccola parte delle sue vicissitudini passate.
- Ti ispiri a persone reali? Il tuo personaggio ti assomiglia in qualcosa?
A volte mi ispiro a persone reali, anche se mai in toto, ma dato il tipo di storie che racconto i miei personaggi non hanno molto in comune con me.
- Quanto è importante l’antagonista in una storia riuscita?
Molto, anche se non sempre può essere identificato con un singolo personaggio. Ci sono storie in cui il vero antagonista dell'eroe è il sistema, la società, o anche l'eroe stesso (nel caso di un conflitto interiore).
- Qual è il libro che ti ha fatto amare il genere?
Tra i primi romanzi "crime" che ho amato ci sono quelli di James Ellroy, Giorgio Scerbanenco, Jim Thompson, Jean-Patrick Manchette, David Peace.
- Cosa stai leggendo in questo periodo?
Sto rileggendo Patricia Highsmith, che ha molto a che fare con il tipo di atmosfere ed emozioni che sto tentando di creare nel nuovo romanzo.
- Hai rituali di scrittura?
Non posso permetterlo. Scrivo nel tempo libero che mi lasciano il lavoro e la famiglia, per cui devo approfittare di ogni momento favorevole, che sia di mattina o a notte fonda, sul divano di casa, in treno o in una stanza d'albergo.
- La domanda che nessuno ti fa mai ma a cui vorresti rispondere?
Mi sono sforzato, ma non è venuto in mente nulla. Penso voglia dire che non ce n'è una.
- Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere gialli o thriller?
Per chiunque voglia scrivere, è importante leggere molto. Non conosco nessuno scrittore che non sia anche un vorace, instancabile lettore. Ma ancora più importante è rileggere. Solo leggendo più volte un testo si possono carpire i segreti di come è stato scritto.
- Il delitto perfetto esiste?
Soltanto nei libri. Il problema è che nella realtà spesso anche i delitti imperfetti restano insoluti.
Le Dame del Brivido
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