Oggi abbiamo il piacere di conoscere meglio Alice Bassoli, scrittrice di gialli e thriller, che con i suoi racconti accompagna i lettori in storie ricche di mistero, tensione e colpi di scena. Attraverso questa intervista parleremo del suo percorso, delle passioni che l'hanno avvicinata alla scrittura e di ciò che la ispira nella creazione delle sue storie. Sarà un'occasione per scoprire non solo i suoi libri, ma anche la persona che si cela dietro le sue parole...
Buona Lettura!!
Un aggettivo per descrivere la tua scrittura?
- Lineare e misurata. Non sono mai stata un architetto della parola, lo ammetto. Cerco di imprimere l’idea direttamente sul foglio senza ricamare troppo la prosa.
Da dove nasce l’idea del tuo ultimo libro?
- Le idee per una storia arrivano quando meno te lo aspetti. Per questa, in particolare, stavo guardando un film thriller. C’era questa scena: l’ispettrice che entra nella camera da letto della vittima e trova tutta una serie di bambole. Da lì, l’illuminazione: la trama di un nuovo romanzo in cui la vittima viene non solo ammazzata, ma decapitata, e al posto della testa, viene inserita la testa di una bambola.
Parti dalla trama o dai personaggi? No SPOILER
- Parto dalla trama, ma sono poi i personaggi che la sviluppano. Io scrivo per loro, per i miei personaggi.
Quanto conta la documentazione nel tuo lavoro?
- In tutta onestà, non affronto temi che richiedano approfondimenti tecnici particolarmente complessi, ma in alcune occasioni ho comunque scelto di far revisionare i miei testi da un medico legale e da amiche avvocate, così da poter verificare la correttezza dei contenuti o ricevere una consulenza mirata.
Scrivi seguendo una scaletta o ti lasci guidare dalla storia?
- Per come sono fatta io, che tendo a programmarmi la giornata, la settimana, il mese, l’anno, … La vita intera insomma, non potrei mai scrivere un romanzo senza prima aver pianificato una scaletta. Devo necessariamente costruire uno scheletro di trama, una struttura portante, indicando come sviluppare la storia in ogni capitolo.
C’è stata una scena che ti ha messo in difficoltà?
- Le scene di violenza, in generale. Non ti nego che non vedo l’ora di terminare la stesura di quel capitolo quando mi ci trovo in mezzo. Sono spesso però anche le scene cardine a cui va data la giusta attenzione.
Come si costruisce la tensione senza perdere credibilità?
- Cerco di terminare ogni capitolo inserendo una scena irrisolta, affinché il lettore continui a sentirsi affamato e proceda con il turning page.
Il colpo di scena: pianificato o istintivo?
- Pianificatissimo!
Quanto è importante il ritmo in un thriller?
- È fondamentale, il ritmo risalta la trama, fa sì che il lettore non perda mai il filo.
Preferisci depistare il lettore o sorprenderlo all’ultimo?
- Un buon giallista deve costantemente giocare con il lettore, o almeno così credo. Mi diverto a depistare il lettore già dal primo capitolo, per poi spiazzarlo con un buon colpo di scena sul finale.
Ti ispiri a persone reali? Il tuo personaggio ti assomiglia in qualcosa?
- Rubo un pezzetto d’identità qua e là, prendo spunto dalla cerchia di persone che frequento o da un personaggio incontrato in un romanzo o film. Mescolo e rimescolo poi il tutto nella speranza di ottenere una rosa di personaggi credibili.
Quanto è importante l’antagonista in una storia riuscita?
- Nelle mie storie non esiste, al momento, un vero e proprio antagonista. I personaggi attraversano un continuo alternarsi di innocenza e colpa, senza mai fissarsi in un’unica definizione. Tengo molto a queste dinamiche perché cerco il realismo: nessun essere umano è perfetto o ideale. Gli eroi non esistono. Ogni individuo è fragile, vulnerabile, corruttibile, e spesso sono proprio queste fragilità a spingerlo verso i propri abissi. È questo che provo a raccontare: la zona d’ombra che abita ciascuno di noi.
Qual è il libro che ti ha fatto amare il genere?
- La promessa del buio, di Riccardo Bruni e Io non ho paura di Ammaniti.
Cosa stai leggendo in questo periodo?
- Di tanto in tanto mi rileggo Scerbanenco. I suoi sono dei capolavori ispiranti, necessari durante la stesura del romanzo. Ho da poco terminato un romanzo intenso, commovente, meraviglioso di Liz Moore, Il mondo invisibile.
Hai rituali di scrittura?
- Credo nella costanza. Non posso permettermi di scrivere solo quando mi sento ispirata, perché la mia penna va allenata quotidianamente. Perciò dedico mezz’ora ogni giorno alla scrittura. Mi stanco e annoio con estrema facilità, perciò non riesco a scrivere per un periodo più prolungato di quello.
La domanda che nessuno ti fa mai ma a cui vorresti rispondere?
- In realtà non c’è una domanda specifica a cui tengo particolarmente. Durante le presentazioni, però, mi capita spesso di parlare poco di alcuni personaggi che invece per me sono stati importanti, ma che non spiccano sugli altri. E questo un pochino mi dispiace.
Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere gialli o thriller?
- L’unico consiglio che mi sento di dare a un aspirante scrittore è di dare voce ai personaggi, il più possibile. Sono loro che fanno la storia, che allacciano il lettore al romanzo, che muovono la trama, che sostengono il ritmo.
Il delitto perfetto esiste?
- Dal punto di vista investigativo, oggi è sempre più difficile sparire senza lasciare tracce: tecnologia, dati, DNA e comportamenti raccontano molto più di quanto crediamo. Però esistono delitti che restano irrisolti non perché siano stati “perfetti”, ma perché chi li ha commessi ha saputo manipolare le persone, il contesto intorno ai fatti.
Ed è proprio lì che, secondo me, nasce la parte più inquietante: non nell’assenza di prove, ma nella capacità umana di nascondersi dietro una normalità apparente.
Ringraziamo Alice Bassoli per averci dato l' onore di conoscerla meglio.
Le Dame del Brivido
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