Il commissario Ferramonti: Un giorno nero alla Hijumara
Ci sono romanzi che colpiscono per la loro imponenza, e altri che, pur nella loro brevità, riescono a lasciare un segno profondo. Il commissario Ferramonti: Un giorno nero alla Hijumara di Antonia De Gattis appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: un testo essenziale, asciutto, ma sorprendentemente denso e completo.
Fin dalle prime righe, l’autrice costruisce un’atmosfera cupa e avvolgente. La Calabria piovosa, quasi ostile, diventa molto più di uno sfondo: è una presenza viva, che accompagna il lettore lungo tutta la narrazione. La pioggia incessante, nera, sembra lavare via certezze e confini, immergendo la storia in una dimensione sospesa, dove nulla è davvero come appare.
L’indagine del commissario Ferramonti prende avvio da un caso che sembra semplice, quasi archiviabile con rapidità: il ritrovamento del corpo di una giovane ragazza, apparentemente suicida. Ma è proprio qui che emerge la forza della scrittura di De Gattis. Con pochi tratti ben calibrati, l’autrice insinua il dubbio, incrina la superficie e costringe il lettore a guardare oltre. Ferramonti, guidato da un istinto che lo porta a sfidare opinioni e convenzioni, diventa il fulcro di un’indagine che si addentra in territori sempre più oscuri.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la caratterizzazione del protagonista. Ferramonti non è un semplice investigatore: è un uomo segnato, attraversato da ombre personali che emergono progressivamente. L’indagine esterna si intreccia con quella interiore, dando vita a un doppio livello narrativo che arricchisce la storia senza appesantirla. Il passato del commissario, mai ostentato ma sapientemente suggerito, diventa una chiave di lettura fondamentale per comprendere le sue scelte e la sua ostinazione.
E qui si coglie il vero merito dell’autrice: la capacità di dire molto con poco. Nonostante la brevità del testo, ogni elemento trova il suo spazio e la sua funzione. Non ci sono eccessi, né digressioni inutili: ogni parola sembra pesata, ogni scena costruita con precisione. La narrazione procede con ritmo deciso, mantenendo alta la tensione e conducendo il lettore verso una verità che, quando emerge, risulta tanto sconvolgente quanto inevitabile.
Un giorno nero alla Hijumara è quindi un esempio riuscito di come la sintesi, se ben gestita, possa trasformarsi in potenza narrativa. Antonia De Gattis dimostra una notevole padronanza del mezzo, offrendo una storia che, pur nella sua essenzialità, riesce a essere completa, coinvolgente e carica di significato.
Un noir breve ma incisivo, capace di lasciare un’eco persistente anche dopo l’ultima pagina.
Autore: Antonia De Gattis
Editore: Castelvecchi
Collana: Tasti
Anno edizione: 2024
Pagine: 111 p.brossura
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