Le nostre recensioni
Chi siamo?
Ciao e benvenuti nel nostro angolo di mistero.
Mi chiamo Luana, ho 43 anni e leggo da quando ero bambina. In arte Thriller Lu, sono una blogger tenace, guidata da una passione profonda per il thriller, il mistero e le zone più oscure della psicologia umana. Amo le storie che scavano nella mente, i segreti che emergono lentamente e le trame in cui ogni dettaglio ha un significato preciso. Mi affascinano le atmosfere dense, le tensioni sottili e gli indizi nascosti tra le righe. Credo nelle ombre, nei silenzi e in quelle domande che restano sospese fino all’ultima pagina. Per me leggere significa indagare l’animo umano, attraversare l’inquietudine e scoprire cosa si cela dietro ciò che sembra evidente. Mi chiamo Deborah, ho 39 anni e la lettura mi accompagna da tempo immemore. In arte Thriller De, vivo il thriller come un’esperienza intensa, capace di mettere alla prova emozioni e certezze. Credo che un buon thriller non sia soltanto una trama avvincente, ma una sfida ai propri limiti emotivi. Amo raccontare quei libri che ti portano a dubitare di ogni personaggio, di ogni scelta, di ogni verità apparente. Mi attraggono le storie che tengono in equilibrio tra sospetto e rivelazione, tra oscurità e quella luce sottile pronta a cambiare prospettiva. Per me leggere significa lasciarmi coinvolgere fino in fondo, perdere punti di riferimento e ritrovarli solo quando la verità decide di emergere.
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CHIARA CATELLA E IL SUO MONDO GOTICO


Nel cuore delle ombre, dove il confine tra realtà e incubo si fa sottile, nasce la voce della nostra ospite di oggi: un’autrice capace di trasformare l’oscurità e il mistero in racconto. Entreremo nel suo mondo, esploreremo le radici della sua ispirazione, il fascino dell’ignoto e il potere della letteratura gotica. Vi presentiamo Chiara Catella. Autrice di Raven Hotel (raccolta di racconti) e Il Patto Oscuro (romanzo).

Buona Lettura!

- Quali sono gli elementi principali che definiscono la letteratura gotica nei tuoi libri?

Atmosfere claustrofobiche, cupe e intrise di mistero, con protagonisti tormentati in preda alle loro paure e intrappolati in monasteri, paesi isolati, ville infestate o nella propria mente.

- In che modo l’ambientazione contribuisce a creare un’atmosfera inquietante?

Sia Raven Hotel che Il Patto Oscuro sono ambientati a Nemeton, un paesino semideserto arroccato in cima a una collina, posseduto da un'Entità ancestrale che si nutre dei suoi avventori.

- Come costruisci la tensione e il senso di paura nella narrazione?

Evito di utilizzare immagini splatter e cerco di instillare nel lettore un senso di inquietudine e claustrofobia. Trasformo scene ordinarie in qualcosa di perturbante. L’utilizzo della prima persona sia nei racconti che nel romanzo contribuisce a creare un senso di ineluttabilità: nessuno dei protagonisti sarà libero di lasciare Nemeton, e questa consapevolezza piega la loro volontà fino a spezzarla. Non miro a spaventare nel vero senso del termine il lettore: preferisco farlo sentire non del tutto a proprio agio.

- Qual è il ruolo del soprannaturale nelle tue opere?

Il mio soprannaturale ha un retrogusto fantascientifico: l’Entità che vive a villa Corvali, protagonista e voce narrante del romanzo Il Patto Oscuro, è un alieno privo di corpo composto da elettricità senziente in grado di modificare la percezione della realtà delle persone con cui entra in contatto, delle quali si nutre.

- I tuoi personaggi rappresentano paure reali o simboliche? Puoi fare un esempio?

I protagonisti di Raven Hotel e Il Patto Oscuro affrontano le proprie paure, i propri vizi o fanno i conti con le conseguenze delle proprie azioni. Per esempio, in Raven Hotel un uomo affetto da una patologia mentale sarà lasciato solo dalla famiglia e cadrà preda delle proprie ossessioni.

- Come utilizzi il linguaggio e le descrizioni per evocare emozioni nel lettore?

Questa domanda mi mette in difficoltà: non ho una vera e propria tecnica, non ho frequentato corsi di scrittura per imparare a dosare tra questo e quell’elemento: mi limito a scrivere, e poi riscrivere e riscrivere finché non raggiungo quel momento in cui, rileggendo, non sento che tutto è come avrei voluto che fosse. Parto dal principio che scrivo ciò che vorrei leggere.

- Ti ispiri a eventi storici o a esperienze personali per le tue storie?

A entrambi, e li mescolo con fatti di cronaca, incubi e paure personali o di chi mi sta intorno. Osservo molto le persone con cui ho a che fare.

- Qual è l’importanza del tema della morte nelle tue opere?

Centrale, per certi versi, anche se ci sono cose più spaventose della morte stessa: la sofferenza, la solitudine, in pratica il male che accade prima di attraversare “la porta dello spavento supremo”, citando Battiato.

- Come si sviluppa il conflitto tra razionale e irrazionale nei tuoi racconti?

Non creo un conflitto, quanto piuttosto una transizione tra una realtà plausibile, in alcuni casi persino storicamente documentata, verso le atmosfere più insolite proprie del genere weird.

- In che modo il protagonista affronta le proprie paure?

In Raven Hotel i personaggi raccontano al lettore in prima persona ciò che li ha portati alla morte, mentre nel romanzo Il Patto Oscuro è l’Entità a descrivere cosa accade loro in una distorta legge del contrappasso. Nei miei libri difficilmente si assiste a un lieto fine…

- Quali autori gotici ti hanno influenzato maggiormente?

Edgar Allan Poe, Shirley Jackson, Algernon Blackwood, Henry James, H. P. Lovecraft… Sono tanti, ma non sono solo gli autori noti per aver scritto storie di genere gotico ad aver contribuito al mio immaginario: Anne Rice, Stephen King, Agatha Christie, Philip K Dick, Ray Bradbury e tanti altri, passando per Umberto Eco e quelli che sono considerati i classici della letteratura italiana (l’Inferno di Dante, tanto per citarne uno). Fin dagli antichi miti, l’essere umano ha sempre avuto la necessità di raccontare storie inquietanti per poter affrontare le proprie paure.

- Quale messaggio vuoi trasmettere ai lettori attraverso le tue storie?

Credo che la narrativa di genere serva a osservare il mondo attraverso un filtro che consente di parlare di tematiche come la morte, la malattia mentale, le relazioni tossiche, la depressione, la solitudine e il disagio sociale da un altro punto di vista. Attraverso le mie storie cerco di trattare, con delicatezza, questi temi fin troppo reali in uno spazio sicuro all’interno del quale il lettore è consapevole che, al di là del costrutto narrativo, non può accadergli nulla di male, e magari aiutarli a prendere consapevolezza e a superare gli ostacoli della vita.

 

Le Dame del Brivido.

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