Nel cuore delle ombre, dove il confine tra realtà e incubo
si fa sottile, nasce la voce della nostra ospite di oggi: un’autrice capace di
trasformare l’oscurità e il mistero in racconto. Entreremo nel suo mondo,
esploreremo le radici della sua ispirazione, il fascino dell’ignoto e il potere
della letteratura gotica. Vi presentiamo Chiara Catella. Autrice di Raven Hotel
(raccolta di racconti) e Il Patto Oscuro (romanzo).
Buona Lettura!
- Quali sono gli elementi principali che definiscono la
letteratura gotica nei tuoi libri?
Atmosfere claustrofobiche, cupe e intrise di mistero, con
protagonisti tormentati in preda alle loro paure e intrappolati in monasteri,
paesi isolati, ville infestate o nella propria mente.
- In che modo l’ambientazione contribuisce a creare
un’atmosfera inquietante?
Sia Raven Hotel che Il Patto Oscuro sono ambientati a
Nemeton, un paesino semideserto arroccato in cima a una collina, posseduto da
un'Entità ancestrale che si nutre dei suoi avventori.
- Come costruisci la tensione e il senso di paura nella
narrazione?
Evito di utilizzare immagini splatter e cerco di instillare
nel lettore un senso di inquietudine e claustrofobia. Trasformo scene ordinarie
in qualcosa di perturbante. L’utilizzo della prima persona sia nei racconti che
nel romanzo contribuisce a creare un senso di ineluttabilità: nessuno dei
protagonisti sarà libero di lasciare Nemeton, e questa consapevolezza piega la
loro volontà fino a spezzarla. Non miro a spaventare nel vero senso del termine
il lettore: preferisco farlo sentire non del tutto a proprio agio.
- Qual è il ruolo del soprannaturale nelle tue opere?
Il mio soprannaturale ha un retrogusto fantascientifico:
l’Entità che vive a villa Corvali, protagonista e voce narrante del romanzo Il
Patto Oscuro, è un alieno privo di corpo composto da elettricità senziente in
grado di modificare la percezione della realtà delle persone con cui entra in
contatto, delle quali si nutre.
- I tuoi personaggi rappresentano paure reali o simboliche?
Puoi fare un esempio?
I protagonisti di Raven Hotel e Il Patto Oscuro affrontano
le proprie paure, i propri vizi o fanno i conti con le conseguenze delle
proprie azioni. Per esempio, in Raven Hotel un uomo affetto da una patologia
mentale sarà lasciato solo dalla famiglia e cadrà preda delle proprie
ossessioni.
- Come utilizzi il linguaggio e le descrizioni per evocare
emozioni nel lettore?
Questa domanda mi mette in difficoltà: non ho una vera e
propria tecnica, non ho frequentato corsi di scrittura per imparare a dosare
tra questo e quell’elemento: mi limito a scrivere, e poi riscrivere e
riscrivere finché non raggiungo quel momento in cui, rileggendo, non sento che
tutto è come avrei voluto che fosse. Parto dal principio che scrivo ciò che
vorrei leggere.
- Ti ispiri a eventi storici o a esperienze personali per le
tue storie?
A entrambi, e li mescolo con fatti di cronaca, incubi e
paure personali o di chi mi sta intorno. Osservo molto le persone con cui ho a
che fare.
- Qual è l’importanza del tema della morte nelle tue opere?
Centrale, per certi versi, anche se ci sono cose più
spaventose della morte stessa: la sofferenza, la solitudine, in pratica il male
che accade prima di attraversare “la porta dello spavento supremo”, citando
Battiato.
- Come si sviluppa il conflitto tra razionale e irrazionale
nei tuoi racconti?
Non creo un conflitto, quanto piuttosto una transizione tra
una realtà plausibile, in alcuni casi persino storicamente documentata, verso
le atmosfere più insolite proprie del genere weird.
- In che modo il protagonista affronta le proprie paure?
In Raven Hotel i personaggi raccontano al lettore in prima
persona ciò che li ha portati alla morte, mentre nel romanzo Il Patto Oscuro è
l’Entità a descrivere cosa accade loro in una distorta legge del contrappasso.
Nei miei libri difficilmente si assiste a un lieto fine…
- Quali autori gotici ti hanno influenzato maggiormente?
Edgar Allan Poe, Shirley Jackson, Algernon Blackwood, Henry
James, H. P. Lovecraft… Sono tanti, ma non sono solo gli autori noti per aver
scritto storie di genere gotico ad aver contribuito al mio immaginario: Anne
Rice, Stephen King, Agatha Christie, Philip K Dick, Ray Bradbury e tanti altri,
passando per Umberto Eco e quelli che sono considerati i classici della
letteratura italiana (l’Inferno di Dante, tanto per citarne uno). Fin dagli
antichi miti, l’essere umano ha sempre avuto la necessità di raccontare storie
inquietanti per poter affrontare le proprie paure.
- Quale messaggio vuoi trasmettere ai lettori attraverso le
tue storie?
Credo che la narrativa di genere serva a osservare il mondo
attraverso un filtro che consente di parlare di tematiche come la morte, la
malattia mentale, le relazioni tossiche, la depressione, la solitudine e il
disagio sociale da un altro punto di vista. Attraverso le mie storie cerco di
trattare, con delicatezza, questi temi fin troppo reali in uno spazio sicuro
all’interno del quale il lettore è consapevole che, al di là del costrutto
narrativo, non può accadergli nulla di male, e magari aiutarli a prendere
consapevolezza e a superare gli ostacoli della vita.
Le Dame del Brivido.
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