Un aggettivo per descrivere la tua scrittura
- Inquieta.
Da dove nasce l’idea del tuo ultimo libro?
- Nasce dall’osservazione delle relazioni umane. Mi interessa capire cosa succede quando il male non è spettacolare, ma quotidiano e silenzioso.
Parti dalla trama o dai personaggi? No SPOILER
- Dalla trama che mi si crea nella mente, poi passo ai personaggi. Sono loro che portano la storia nella direzione giusta. Diciamo che vado a ritroso con la storia partendo dal finale.
Quanto conta la documentazione nel tuo lavoro?
- Conta molto. Anche quando scrivo una storia emotiva o psicologica, il mondo che la circonda deve essere credibile.
Scrivi seguendo una scaletta o ti lasci guidare dalla storia?
- La scaletta è già pronta nei miei pensieri, in passaggi più di raccordo o significativi creo una scaletta a doc per determinati capitoli. In ogni caso durante la scrittura lascio spazio ai personaggi: spesso sono loro a suggerire svolte inattese.
C’è stata una scena che ti ha messo in difficoltà?
- Sì, spesso più di una. Quelle in cui bisogna entrare davvero nella mente dei personaggi. Non sono difficili tecnicamente, ma emotivamente, scendere giù nelle profondità della mente altrui spesso fa paura e a volte anche ribrezzo.
Come si costruisce la tensione senza perdere credibilità?
- Restando ancorati alla realtà con i particolari. La tensione nasce quando il lettore riconosce qualcosa di vero.
Il colpo di scena: pianificato o istintivo?
- Istintivo e inevitabile. Non deve apparire artificiale.
Quanto è importante il ritmo in un thriller?
- È fondamentale. Il ritmo è ciò che tiene il lettore dentro la storia.
Preferisci depistare il lettore o sorprenderlo all’ultimo?
- Preferisco costruire un percorso in cui il lettore capisca tutto un attimo prima… o un attimo dopo.
Il lettore si depista da solo. Solo poi comprende.
Come nasce il tuo protagonista?
- Nasce sempre da una frattura interiore. Mi interessa raccontare persone imperfette.
Ti ispiri a persone reali? Il tuo personaggio ti assomiglia in qualcosa?
- Assolutamente sì. Osservo molto la realtà, ma i personaggi diventano qualcuno che ha particolari di figure importanti nella mia vita. Non sono mai copie carbone ma c’è tanto del mio vissuto.
Quanto è importante l’antagonista in una storia riuscita?
- È decisivo. Un buon antagonista rende credibile l’intera storia.
Qual è il libro che ti ha fatto amare il genere?
- Più che un singolo libro, direi l’incontro con il noir europeo e con i thriller psicologici. Se devo dire un titolo che mi porto dentro è “Io non ho paura” di Ammaniti.
Cosa stai leggendo in questo periodo?
- Nulla purtroppo, per mancanza di tempo. Potresti però chiedermi cosa sto scrivendo….
Hai rituali di scrittura?
- No, in genere cerco il silenzio e la concentrazione. Svuoto la mente il più possibile. Divento lui o lei. Quando entro davvero nella storia, il resto sparisce.
La domanda che nessuno ti fa mai ma a cui vorresti rispondere?
- Perché scrivo storie così inquietanti. La risposta è semplice: perché parlano di cose reali.
Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere gialli o thriller?
- Studiare molto la realtà che ci circonda e avere pazienza. Le buone storie nascono dall’osservazione.
Il delitto perfetto esiste?
- Nella realtà odierna no. Forse fino a 30 anni fa si, se facciamo riferimenti a casi di cronaca nera come, ad esempio, via Poma e molti altri.
Nella letteratura forse sì, anche oggi, anche se sarebbe poco credibile. Teniamo però conto che il lettore vuole comunque scoprire la verità.
Dame del Brivido
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