Le nostre recensioni
Chi siamo?
Ciao e benvenuti nel nostro angolo di mistero.
Mi chiamo Luana, ho 43 anni e leggo da quando ero bambina. In arte Thriller Lu, sono una blogger tenace, guidata da una passione profonda per il thriller, il mistero e le zone più oscure della psicologia umana. Amo le storie che scavano nella mente, i segreti che emergono lentamente e le trame in cui ogni dettaglio ha un significato preciso. Mi affascinano le atmosfere dense, le tensioni sottili e gli indizi nascosti tra le righe. Credo nelle ombre, nei silenzi e in quelle domande che restano sospese fino all’ultima pagina. Per me leggere significa indagare l’animo umano, attraversare l’inquietudine e scoprire cosa si cela dietro ciò che sembra evidente. Mi chiamo Deborah, ho 39 anni e la lettura mi accompagna da tempo immemore. In arte Thriller De, vivo il thriller come un’esperienza intensa, capace di mettere alla prova emozioni e certezze. Credo che un buon thriller non sia soltanto una trama avvincente, ma una sfida ai propri limiti emotivi. Amo raccontare quei libri che ti portano a dubitare di ogni personaggio, di ogni scelta, di ogni verità apparente. Mi attraggono le storie che tengono in equilibrio tra sospetto e rivelazione, tra oscurità e quella luce sottile pronta a cambiare prospettiva. Per me leggere significa lasciarmi coinvolgere fino in fondo, perdere punti di riferimento e ritrovarli solo quando la verità decide di emergere.
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CINZIA MAZZONI in arte Emily C.M

Biografia Autrice
Emily C.M. (Cinzia Mazzoni)
 
Emily C.M. è un’autrice ligure italiana di narrativa noir psicologica.
Nei suoi romanzi esplora le crepe delle relazioni familiari, le zone d’ombra dell’essere umano e quei silenzi che, nel tempo, diventano colpa collettiva.
Le sue storie sono ambientate in contesti realistici e riconoscibili, dove la tensione nasce da ciò che viene tollerato più che da ciò che accade apertamente. Famiglie, comunità e dinamiche quotidiane diventano il luogo in cui il male si insinua con naturalezza.
È ideatrice del progetto narrativo Cromie, una serie di romanzi autoconclusivi uniti da un’identità visiva e tematica precisa: ogni storia è associata a un colore e a un’atmosfera emotiva.
Con Luce Sporca e Verde Sporco ha iniziato un percorso letterario che indaga il lato più disturbante della normalità, portando il lettore dentro verità scomode e relazioni incrinate.

Il progetto Cromie
Cromie nasce da una promessa silenziosa.
Una promessa fatta a Claire, la mia lupa bianca, portata via troppo presto.
Da quel giorno ho scelto di farla vivere dove nulla può nuocerle: nelle storie, nei colori, nelle parole.
Il bianco è stato il primo colore.
Il colore di Claire.
Da lì è iniziato tutto.
Cromie è un progetto letterario composto da romanzi autoconclusivi, uniti da un principio comune: ogni storia attraversa una cromia diversa. Il colore non è solo un elemento visivo, ma una chiave narrativa che definisce atmosfera, tensione e profondità emotiva del racconto.
Ogni romanzo esplora una sfumatura differente dell’animo umano.
Le relazioni incrinate, i segreti familiari, le verità che spesso restano sotto il tappeto.
Non si tratta di una serie tradizionale.
I libri non sono legati da una trama unica, ma insieme costruiscono una mappa: un percorso che attraversa le zone più fragili e scomode della realtà.
Scrivere Cromie significa restare.
Significa guardare la verità senza addolcirla.
Claire vive qui.
Nella luce sporca.
Nel verde sporco.
In ogni parola che continua a difendere ciò che eravamo.
Cromie non è solo un progetto letterario.
È una promessa mantenuta.


Intervista

Un aggettivo per descrivere la tua scrittura

 - Inquieta.

 Da dove nasce l’idea del tuo ultimo libro?

- Nasce dall’osservazione delle relazioni umane. Mi interessa capire cosa succede quando il male non è spettacolare, ma quotidiano e silenzioso.

 Parti dalla trama o dai personaggi? No SPOILER

 - Dalla trama che mi si crea nella mente, poi passo ai personaggi. Sono loro che portano la storia nella direzione giusta. Diciamo che vado a ritroso con la storia partendo dal finale.

 Quanto conta la documentazione nel tuo lavoro?

- Conta molto. Anche quando scrivo una storia emotiva o psicologica, il mondo che la circonda deve essere credibile.

 Scrivi seguendo una scaletta o ti lasci guidare dalla storia?

- La scaletta è già pronta nei miei pensieri, in passaggi più di raccordo o significativi creo una scaletta a doc per determinati capitoli. In ogni caso durante la scrittura lascio spazio ai personaggi: spesso sono loro a suggerire svolte inattese.

C’è stata una scena che ti ha messo in difficoltà?

- Sì, spesso più di una. Quelle in cui bisogna entrare davvero nella mente dei personaggi. Non sono difficili tecnicamente, ma emotivamente, scendere giù nelle profondità della mente altrui spesso fa paura e a volte anche ribrezzo.

 Come si costruisce la tensione senza perdere credibilità?

- Restando ancorati alla realtà con i particolari. La tensione nasce quando il lettore riconosce qualcosa di vero.

 Il colpo di scena: pianificato o istintivo?

- Istintivo e inevitabile. Non deve apparire artificiale.

 Quanto è importante il ritmo in un thriller?

- È fondamentale. Il ritmo è ciò che tiene il lettore dentro la storia.

 Preferisci depistare il lettore o sorprenderlo all’ultimo?

- Preferisco costruire un percorso in cui il lettore capisca tutto un attimo prima… o un attimo dopo.

Il lettore si depista da solo. Solo poi comprende.

Come nasce il tuo protagonista?

- Nasce sempre da una frattura interiore. Mi interessa raccontare persone imperfette.

Ti ispiri a persone reali? Il tuo personaggio ti assomiglia in qualcosa?

- Assolutamente sì. Osservo molto la realtà, ma i personaggi diventano qualcuno che ha particolari di figure importanti nella mia vita. Non sono mai copie carbone ma c’è tanto del mio vissuto.

Quanto è importante l’antagonista in una storia riuscita?

- È decisivo. Un buon antagonista rende credibile l’intera storia.

Qual è il libro che ti ha fatto amare il genere?

- Più che un singolo libro, direi l’incontro con il noir europeo e con i thriller psicologici. Se devo dire un titolo che mi porto dentro è “Io non ho paura” di Ammaniti.

Cosa stai leggendo in questo periodo?

- Nulla purtroppo, per mancanza di tempo. Potresti però chiedermi cosa sto scrivendo….

Hai rituali di scrittura?

- No, in genere cerco il silenzio e la concentrazione. Svuoto la mente il più possibile. Divento lui o lei. Quando entro davvero nella storia, il resto sparisce.

La domanda che nessuno ti fa mai ma a cui vorresti rispondere?

- Perché scrivo storie così inquietanti. La risposta è semplice: perché parlano di cose reali.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere gialli o thriller?

- Studiare molto la realtà che ci circonda e avere pazienza. Le buone storie nascono dall’osservazione.

Il delitto perfetto esiste?

- Nella realtà odierna no. Forse fino a 30 anni fa si, se facciamo riferimenti a casi di cronaca nera come, ad esempio, via Poma e molti altri.

Nella letteratura forse sì, anche oggi, anche se sarebbe poco credibile. Teniamo però conto che il lettore vuole comunque scoprire la verità.

Dame del Brivido



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